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Partiamo dalle cose frizzantine, così siamo tutti contenti.
Poi, evidentemente, se ci sarà tempo, oltre queste pressanti questioni nazionali,
delle quali però mi avete chiesto di parlare in tanti, vedremo un po'
com'è la situazione terremoto. Ma prima, immagino, Rovazzi.
Allora, non so nemmeno bene come intitolare questo video.
A 'sto punto credo che lo chiamerò semplicemente: "Fabio Rovazzi fa cose".
Perchè Rovazzi non è noto come videomaker, cosa che apparentemente è,
non lo conosco personalmente, ma per la canzone "Andiamo a comandare",
per la sua presenza sui social media e per la sua amicizia con Fedez,
quindi è una celebrità, e come tutte le celebrità è evidente che sia contrattualmente
obbligato a farsi prendere per culo da un gruppo di ragazzini che girano un video.
Questo video: "Fabio Rovazzi aggredisce verbalmente un ragazzino", ovviamente in trending
al momento nel quale alcuni di voi me lo hanno segnalato.
"A-ah! Ma allora è veramente uno stronzo! Sarà il caso di cliccare e vedere come si è svolto il misfatto!"
E, whoops!, sono 30mila minuti di ragazzini che dopo aver visto Rovazzi da lontano
gli gridano che è una merda e che è frocio e che vogliono la foto con lui,
ma che al contempo è comunque una merda. Insomma, un'ottima descrizione dello star system italiano.
Un inizio non ottimale, ma vogliamo arrivare all'aggressione, giusto?
Non c'è, non c'è nessuna aggressione, ma ad un certo punto il protagonista,
che sbraita come un deficiente e che spero fosse ubriaco,
(nel senso, ha probabilmente 16 anni e quindi spero che non fosse ubriaco,
ma se così fosse stato perlomeno avrebbe modo di svincolarsi dal sospetto
di essere semplicemente un deficiente) passa vicino a Rovazzi e gli dice: "merda".
Uooo! Shoots fired! Impressionante! (dovrei lavorare a TMZ (sito di gossip))
Quindi, per farla breve, Rovazzi lo raggiunge e inizia a farli un cazziatone,
al che la persona che riprende decide (di certo non perché si stia cagando addosso)
di smettere di riprendere. Ahh, la buona era degli smartphone!
Ora, alcuni di voi mi hanno scritto che avrebbe dovuto fare il superiore
e lasciar perdere, e in definitiva ci sta come regola di base,
specie se parliamo di individui molto piccoli; quando hai un certo grado di attenzione su di te,
è normale che prima o poi ti becchi ragazzini che trovano divertente gridarti "frocio".
Personalmente a me non è mai capitato ma l'ho visto accadere ad altri,
il quale lavoro è seguito da... un tipo diverso di utenza, mettiamola così.
E ci sta... è normale, rigettiamo la violenza, quello non è il modo di risolvere le cose,
spesso la miglior risposta è fare i superiori, tutte quelle robe che mi avete scritto.
Ma qui... non c'è nessuna violenza, nonostante quello che dice il titolo.
Hai un futuro nelle redazioni di qualsiasi giornale online, amico mio; hai fantastici tags
(seriamente: Clash Royale e Holy Shit mi hanno effettivamente fatto un po' ridere)
ma rimaniamo sul pezzo. Credo, uno dei problemi sia la confusione che spesso c'è
tra il non voler ricorrere alle botte, a meno che non sia necessario, non lo si faccia per difendersi,
in quel caso ci mancherebbe, e l'idea che nell'essere non violenti sia naturalmente
connaturato anche l'essere completamente passivi di fronte a tutto, derisioni e mancanze di rispetto comprese.
Nah! Essere riconosciuti da qualcuno non significa lecito per quel qualcuno comportarsi a cazzo
senza che ci siano ripercussioni. Da dove, da dove è arrivata esattamente questa idea?
E' come quando, mesi fa, la modella Gigi Hadid (vi ricordate?), durante la settimana della moda,
mentre era super gentile, peraltro, con tutti attorno a lei, fermandosi a prestare attenzione,
a fare selfie con qualsiasi fan glielo chiedesse, è stata raggiunta
alle spalle da un "prankster" e sollevata da terra; dopo essersi difesa a gomitate, la gente ha detto:
"Eh, però, i colpi poteva risparmiarseli".
Eh??
Non è la stessa situazione ma è lo stesso concetto, e c'è modo e modo di reagire,
senz'altro; se Rovazzi avesse reagito a pugni, staremmo dicendo una cosa diversa,
se i ragazzini fossero stati aggressivi, ne staremmo dicendo ancora un'altra;
se mia nonna avesse le ruote sarebbe un Harley. Ma di nuovo, in che universo
lasciar correre è diventato sinonimo di "chiunque può fare qualsiasi cosa e poi è lui
ad essere considerato la vittima"?
Parlando di cose completamente diverse, prima che andiate a scrivere nei commenti
(perchè vi conosco): "Gne gne, troppo tempo dedicato a questo, poco tempo dedicato a quello"...
Shh! Così! Stiamo parlando del contesto,
non c'è bisogno che apprezziate la musica di Rovazzi per parlare di temi in generale, esattamente
come non c'è bisogno che siate assicuratori per apprezzare la prossima notizia.
Questa è Admiral, una compagnia di assicurazioni britannica di quelle
come ce ne sono tante anche da noi. E tra le cose che assicurano ci sono gli oggetti
più assicurati del pianeta: le automobili.
Bene, i buoni amici di Admiral hanno finanziato la creazione di un software
che, tramite un algoritmo, va alla ricerca dei loro clienti o potenziali tali, in procinto di accendere
un'assicurazione, e li cerca su Facebook. E perché vanno a cercarli su Facebook?
Tramite un algoritmo, che i programmatori ritengono diventerà sempre più preciso nel tempo,
valutano il loro grado di coscienziosità. Più una persona è considerata coscienziosa, più è facile
che possa accedere alle migliori assicurazioni, quelle a tariffe più agevolate. Tutto tramite
il profilo di Facebook tracciato. Ne avevamo già parlato di sta cosa. Tutti noi, chi più chi meno,
abbiamo svariati profili utente che vengono tracciati dai sistemi delle aziende che operano sul web:
Facebook e Google sono esempi lampanti, ma ce ne sono tante altre.
E questi dati servono a sapere chi siate, cosa vi piaccia, cosa vi serva, cosa vendervi.
Vedetela un po' come se Google fosse la promoter di una discoteca, che distribuisce
volantini per strada. Li dà a tutti i volantini? Nope.
Non li dà a tutti. Vi squadra da testa a piedi e valuta se siete dei potenziali clienti;
se sembrate in target: "biglietto ragazzi, stasera succede questo e quello ed eccomi qui
a proporvelo per convincervi con il mio bell'aspetto che forse, forse,
alla serata troverete un sacco di ragazze belle come me che non aspettano null'altro di incontravi".
Voi, proprio voi, in giro con i vostri amici a fare shopping di pop funko, con la maglietta di "Call of Duty".
Ingresso a mezzanotte.
Queste informazioni sono vitali per le aziende che vogliano fare pubblicità
e le aziende che raccolgono questi dati li vendono a caro prezzo. Il che è fantastico,
prima che tiriate fuori Black Mirror (serie tv), considerando che Facebook, ad esempio,
li raccoglie perché ce li mettiamo direttamente noi. L' algoritmo di Admiral, infatti, andrà a vedere
a cosa gli utenti metteranno like su Facebook, il tipo di punteggiatura utilizzato,
che tipo di frasi scrivono, se ad esempio l'utente tenda a comporre periodi ordinati o disordinati
e ad utilizzare più o meno spesso parole come "sempre" o "mai" invece di "forse" o "vediamo",
considerate più in linea con una personalità coscienziosa e ben organizzata.
Ora, so cosa state per dire: "Si, ma io scrivo in un modo online ma sono un'altra persona
nella vita reale, non potete giudicarmi, corro in camera mia ad ascoltare Laura Pausini a tutto volume
perché nessuno mi capisce". Ok. Ok. Ma il punto è, siamo davvero così
dissimili da quello che è il nostro profilo online? Perché io passo un sacco di tempo online
e parte di quel tempo a stalkerare il profilo altrui per farmi venire l'idea di chi siano,
di cosa facciano, di che tipo di persona ho davanti. E sappiate che tutti quanti lo fanno.
Anche sul lavoro; nessuno si accontenta del solo curriculum o di quello che avete scritto
nel vostro portfolio: "Bla bla, inizia la sua carriera nel lontano..." Non frega niente a nessuno, ok?
Vediamo piuttosto cosa fai nel tempo libero, orientamento politico, sei religioso oppure no,
condividi foto di spiagge con frasi del piffero sull'amicizia... O,
la domanda più importante: Vin Diesel è mai apparso sulla tua bacheca
con qualche improbabile citazione al rispetto e al fatto che tu sia buono, ma se ti fanno
arrabbiare sono guai? Perché in quel caso...
Senza impelagarci quindi in questioni legali, perché in effetti è discriminatorio
oppure no? Non ne ho idea; in effetti, senza sapere se questo famigerato software funzionerà
bene, è la direzione intrapresa che conta, tenendo comunque presente che Google
su di me c'ha azzeccato abbastanza bene: maschio, (anche se mi crede molto più vecchio
di quanto io non sia), e ha azzeccato tutti questi interessi.
BOOM, BOOM, BOOM, BOOM
"Hip hop" così così, "Movies" così così e questa la prendo come un'offesa personale.
Il punto è: io posso fare tutte le battute che voglio, ma il futuro è disseminato di piccoli segnali
che ci danno un'idea di quanto la nostra privacy sarà perlomeno ridimensionata
nel suo modo di essere intesa in futuro; da cose come questa al GPS nei telefoni,
che abbiamo già largamente accettato, dal fatto che in futuro probabilmente tutte le auto
avranno una scatola nera che registrerà ovunque voi andiate e come guidiate,
e il fatto che aziende come Vitality, che vende assicurazioni di natura
sanitaria in UK, incentivi i propri clienti a condividere i dati della salute rilevati
dai propri smartwatch, per avere un'idea di quanta attività fisica al giorno facciano, delle
pulsazioni del cuore, tutte robe che possono essere utilizzate per avere degli sconti sulle polizze
e che ovviamente è solo un modo per evitare di assicurare qualcuno che sta seduto tutto il giorno
ed è per questo più a rischio di avere, in futuro, bisogno di cure mediche, quindi dei loro soldi.
Ha senso, no? E tutto questo è in atto già oggi, non domani, ed è per questo
che parliamo così tanto di "cyber security", è una questione così centrale secondo me.
Se quei dati esistono, qualche altro essere umano li può tenere, legalmente o illegalmente,
e può farci quello che vuole: ricattarvi , venderli, monitorarvi.
In ultimo, ieri, nella sera di martedì 1 Novembre, la Protezione Civile ha diffuso
un comunicato stampa per dare degli aggiornamenti sui numeri relativi alle persone
assistite a seguito dei terremoti recenti, specie a quello di domenica. I dati,
rilanciati un sacco quest'oggi, non sono buonissimi; le persone assistite in tutto sarebbero
circa 22.000, aumentate dal precedente 15.000 a causa di molte ordinanze di sgombero
emesse dai sindaci, che, preoccupati per possibili nuove scosse, hanno deciso di non correre
il rischio e far dormire i cittadini fuori dagli edifici considerati pericolosi.
Questo è uno dei grandi problemi che bisognerà affrontare adesso, decidere quali edifici siano ok
e quali non lo siano, con più di 80.000 richieste che potrebbero raddoppiare in queste ore,
di sopralluoghi, che servono per verificare lo stato degli edifici.
Sopralluoghi che purtroppo non possono essere affidati agli esperti sismologi che sgomitano
in gran numero su Facebook, ma devono essere svolti da tecnici abilitati, che "Repubblica" fa sapere
essere 65, in tutto. Il che significa che gli abitanti dovranno aspettare mesi anche solo prima
che un tecnico posso dire loro: "Casa tua è ok, casa tua non è ok". E nel frattempo?
E nel frattempo il Governo ha messo su una road map in 4 punti:
Punto primo: chiedere ai cittadini di spostarsi in strutture recettive già individuate
sul territorio, per sicurezza: alberghi, motel, palazzetti, cose così. Ma c'è un problema.
Parte delle persone preferisce dormire in tenda e non abbandonare i luoghi del disastro
per varie ragioni, prima tra tutte la più schifosa: quella della presenza degli sciacalli che
potrebbero approfittarsi del sisma per rubare nelle case e per questo è stato
apparentemente mobilitato l'esercito (perché il mondo è bello bellissimo).
Seconda fase: in teoria, dopo qualche settimana che i cittadini colpiti avranno dormito
nelle tende o negli alberghi, far arrivare sul posto dei container da utilizzare come
alloggi provvisori in attesa della terza fase, ovvero l'arrivo delle case di legno
che normalmente vengono date alle popolazioni colpite (le abbiamo viste spesso) in teoria momentaneamente.
In pratica, in passato, in qualche caso, qualche problema lo si è avuto: queste case arriveranno al più presto
però in primavera, immagino perché devono essere fabbricate o perché sia tecnicamente
complesso trasportarle... non ne ho idea, magari è un mix delle cose
e questo giusto per ricordarci di quanto complesso possa essere gestire una situazione
di questo tipo, al di la delle facili polemiche.
In tutto questo le case di legno rappresenteranno, sino alla ricostruzione (il quarto punto),
che però richiederà degli anni probabilmente, gli alloggi di moltissimi nostri connazionali,
che nel frattempo, lentamente, dovranno tornare a vivere una vita normale, a riprendere le loro
attività ove possibile, ad andare al lavoro, a scuola, all'università, il tutto mentre vivono nelle case di legno.
E questo è tutto per oggi. Grazie per aver guardato, gentaglia.
Sto registrando tardissimo.
Grazie alla bella Daniela, che ci manda questa foto dal campus universitario
dell'università in Germania nella quale è finita, grazie all'Erasmus.
A tutti voi, grazie per il supporto
(ho fatto anche un bel "Grazie per il supporto"),
per essere arrivati sino a qui
e per avermi votato in Macchianera.
Perché mi avete votato, vero?