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Ciao gentaglia, bentornati. Parliamo di cose.
Partiamo dagli aerei. Parliamo...
DI aerei.
È sulla bocca di tutte le persone un po' attente alle notizie
che sia gli Stati Uniti che il Regno Unito, a partire da questo sabato,
introdurranno nuove regole di sicurezza SUGLI aerei, appunto.
Ora, per chi non ne sapesse nulla, vi starete chiedendo:
"non posso più portarmi l'acqua, mi devo togliere le scarpe, il dentifricio dentro alla stronzatina
che se no ci faccio le bombe, devo levarmi la cinta mentre passo i controlli
e quindi tenermi i pantaloni larghi e camminare scalzo sino a dopo il metal detector,
trascinandomi proprio, mesto mesto tenendomeli su con le mani,
e, nel frattempo, gestire l'ansia mentre recupero tutte le cose, perché quelli prima di me e quelli dopo di me
hanno già finito, e tutti incombono, e io sono scalzo e la gente non si lava, e c'è puzza di piedi.
Cos'altro potrà succedere?"
Nel caso degli Stati Uniti, niente più tablet, niente più laptop e niente più consolle portatili
cara pubblicità del Nintendo Switch:
soltanto smartphone a bordo.
Se viaggiate da specifici aeroporti però, cioè se partite da uno di questi posti:
l'aeroporto di Casablanca in Marocco per dirne uno, o il famoso aeroporto Ataturk di Istanbul, in Turchia.
Computer portatili e tablet, in quel caso, vanno nella borsa che poi finisce nella stiva dell'aereo,
trattati al meglio, ovviamente, dopo il passaggio nella gigantesca centrifuga nella quale, credo, di nascosto,
le compagnie aeree inseriscano tutti i bagagli.
A giudicare da come saltano fuori, credo li ficchino proprio dentro una lavatrice gigante, li facciano girare 10 minuti, e poi si parte.
È un'idea, ma non chiamatela fake news. Siete voi a dover dimostrare il contrario.
È così che funziona, no?
Altre mete colpite sono l'aeroporto del Cairo, in Egitto, quello di Amman, in Giordania,
quelli di Jeddah e Riyadh, in Arabia Saudita, e qualcun altro.
Il che significa che, sì, se volete partire o passare da quell'aeroporto specifico,
in genere grossi hub dove transitano moltissime persone, niente tablet. Ma da qualsiasi altro aeroporto,
in quel caso invece sì, anche nello stesso paese.
Nel caso del Regno Unito invece no, perché il termine del discrimine è proprio il paese di partenza:
Turchia, Libano, Giordania, Egitto, Tunisia e Arabia Saudita. Ricordatevi questa lista, peraltro,
perché ci sono dei grandi assenti. Ci arriviamo.
Il punto... è questo: secondo il dipartimento della sicurezza USA e Regno Unito in coda,
dei dati dell'Intelligence indicherebbero che gruppi affiliati, o lo stato islamico in modo diretto,
sarebbero in grado di nascondere dei piccoli esplosivi all'interno di questi device,
ipoteticamente utilizzando le batterie, quelle un po' più grandette, come quelle dei computer portatili.
Ora... tecnicamente non ho assolutamente le capacità di analizzare se questa notizia possa corrispondere al vero oppure no.
La mia conoscenza sugli esplosivi si limita a quelli che venivano venduti quando ero piccolo, sotto banco, a praticamente chiunque a Capodanno,
bambini di 3 mesi compresi.
Ma molti fanno notare che qualcosa non quadra. Ovviamente in assenza di altre informazioni,
non puoi che fidarti dei servizi di Intelligence; è il loro lavoro: se ti dicono che il rischio esiste e questa cosa la si fa per sicurezza,
magari, se non ne sai nulla, dovresti fidarti, giustamente.
Il problema è che nelle ultime 24 ore alcuni esperti di sicurezza hanno riferito a vari giornali
che al momento la possibilità che queste micro bombe siano tecnicamente realizzabili è molto remota,
e anche se fosse possibile, nulla vieterebbe a quel punto a un terrorista di farla esplodere dentro alla stiva dell'aereo e non in cabina,
perché un computer o un tablet acceso non me lo potrò portare dietro e sistemarlo nella "comoda" cappelliera dove non ci sta mai niente,
ma posso tranquillamente metterlo in valigia e farlo poi detonare con un timer o da remoto.
Altri esperti di sicurezza non sono invece d'accordo e cercano di spingere la narrazione da un altro punto di vista che mi sembra altrettanto ragionevole.
Secondo loro non dovremmo pensare a un'esplosione in grande stile, tipo "Fast and Furious 17: Toretto contro Kim Jong-un"
(visto l'andazzo, lo faranno, credetemi),
Ma una piccola esplosione, con annesso incendio magari, in grado di danneggiare abbastanza l'aereo da farlo poi precipitare: lo schianto farebbe il resto.
In quel caso, l'esplosione nella stiva non risulterebbe pericolosa come sarebbe invece un'esplosione in cabina.
Rimane, però, un punto misterioso: perché una lista di aeroporti e non una lista di paesi? O i terroristi partono soltanto da certi aeroporti?
E se parliamo dello stato islamico e dei suoi alleati, ad esempio, perché non inserire tutti gli altri paesi nei quali l'infiltrazione dell'Isis è conclamata, tipo la Libia?
E perché non inserire questa cosa in tutti i voli, a questo punto? Di fatto abbiamo visto negli ultimi anni,
la nascita della figura dei "foreign fighters", persone europee, nate in Belgio, in Francia, con passaporti europei,
magari che non sono nemmeno mai state in Medio Oriente, che abbracciano, da casa loro, la causa di combattere gli infedeli, e si fanno saltare in aria.
Ma potrebbe quindi far saltare in aria l'aereo... che ne so, un veneto radicalizzato al quinto Spritz,
o uno dei residenti dei quartieri considerati "a rischio" del Belgio, con un bel Nintendo Switch carico di tritolo?
Pare difficile che gli 007 non ci abbiano pensato.
Una risposta che secondo me è un po' implausibile, però è molto girata nelle ultime ore arriva dalle pagine del Washington Post,
giornale molto critico nei confronti dell'amministrazione Trump, tanto che ha ancora la scrittina "Democracy Dies in Darkness" in home page,
per protesta al trattamento cui il presidente americano riserva alla stampa, che è fantastico... sembra il titolo di un film di fantascienza, anche se è tutto molto vero.
Secondo alcuni, infatti, la scelta sarebbe di natura economico-politica, non di sicurezza.
L'amministrazione Trump, colpendo questi grandi aeroporti, nei quali transitano milioni di viaggiatori, da e per gli Stati Uniti,
starebbe in realtà colpendo i centri più importanti per tre compagnie specifiche: Emirates, Qatar Airways ed Etihad,
accusate da tempo di fare concorrenza sleale alle compagnie americane a causa dei finanziamenti statali che ricevono dai loro governi,
e quindi in grado di far volare le persone a prezzi più bassi dei loro concorrenti a stelle e strisce.
L'idea è che i viaggiatori, specie quelli che volano spesso in business class, e che quindi lavorano durante il viaggio,
non come noi poveracci che siamo costretti a baciare in bocca il vicino nel tentativo di guardare fuori dal finestrino un nanosecondo,
e accorgerci che questo si sta lavando la faccia in modo skifido con la salviettina umidificata... mi è successo,
scelgano quindi di transitare in altri aeroporti, proprio per evitare di dover rinunciare al computer, danneggiando queste compagnie.
Questa teoria è però un po' indebolita dal fatto che anche il Regno Unito ha deciso per una strada simile, anche se in maniera meno sospetta,
e pure il Canada e la Francia potrebbero introdurre simili regolamentazioni a breve. Il ministro dei trasporti canadese ha proprio confermato
di aver ricevuto delle informazioni di Intelligence riguardanti la questione. Questo non spiega la scelta di limitare il numero dei paesi,
o addirittura circoscrivere le nuove regole a soltanto dieci aeroporti, ma è sicuramente un dato che non può essere ignorato,
che rende difficile questa essere un nuovo "Muslim Ban degli aerei", come molti detrattori di Trump lo stanno definendo.
Parlando della Francia, alcuni di voi mi stanno chiedendo come mai non ho parlato del dibattito tra i candidati alla presidenza,
quelli considerati più popolari, che si è svolto in TV due giorni fa. Non mi interessa? Si, mi interessa,
ma aspettavo di poterlo guardare, visto che non parlo francese, e che uscissero per lo meno dei dati interessanti da discutere.
E i dati sono usciti, e sono interessanti... e ne possiamo discutere.
La cosa fantastica è vedere che tutto il mondo è paese e la Francia, ad esempio, ha appena visto un ministro dimettersi a causa di uno scandalo molto all'italiana.
Il punto è che Macron, 39enne indipendente e che cerca di presentarsi come "nuovo" rispetto ai partiti tradizionali e trasversale al concetto di destra e sinistra,
quindi direi che ne abbiamo viste varie di cose simili in Europa, ma MAI così vicine a una vittoria che sembra improvvisamente possibile,
sta andando molto bene, secondo i sondaggi. E, dal dibattito ad oggi, sembra aver guadagnato un punto e mezzo percentuale sulle intenzioni di voto dei francesi,
raggiungendo il 26 per cento.
Questa linea è invece Marine Le Pen, che guadagna consenso da febbraio, mentre Francois Fillon, travolto da scandali e accuse di ogni tipo,
come l'aver fatto ricevere fondi pubblici a moglie e figli, facendogli figurare come assistenti parlamentari e avvocati impegnati in missioni all'estero,
scende di brutto. Ah si, e poi ci sono anche i candidati di sinistra... LOL.
Tre cose velocissime da capire per capire meglio i sondaggi.
Ora... Macron sta andando molto bene: nel dibattito TV è stato molto carismatico (pubblico che ride alle battute), ironico, bellissimo...
E i sondaggi lo danno in *crescita, appunto. Quindi, bene anche quello per lui.
Ma la recente storia ha dimostrato che i sondaggi non sono sempre perfetti, e in questi casi qualche punto POTREBBE fare la differenza.
Punto due: perché potrebbe?
Perché il sistema francese è in due turni. Questa cosa è fondamentale.
Non è che chi vince è perché è arrivato primo e ciao, chi vince accede alle votazioni finali, e poi da lì c'è il testa a testa, e si gioca tutto.
Se, ad esempio, Fillon riuscisse a recuperare... Molti dicono, l'esito del testa a testa tra lui e Marine Le Pen che è universalmente data come una dei sicuri finalisti,
sarebbe incerto.
Chi voteranno i francesi? Farebbero il discorso del meno peggio? O farebbero il discorso del voto di protesta magari, votando per lei?
O del segnale forte? O del "giochiamoci tutto e votiamo un candidato particolare come Marine"?
Diversa sarebbe invece la situazione di un testa a testa tra lei e Macron, che è invece né di destra né di sinistra
(questa frase è sempre fantastica),
e potrebbe potenzialmente attrarre un elettorato meno polarizzato, più neutro che, anche se non l'ha votato al primo turno, potrebbe decidere di votarlo al secondo.
Marine Le Pen questo lo sa, punto tre, e molti fanno notare come ad esempio nel primo dibattito,
tutta la retorica sull'abbandonare l'Euro e tornare a una moneta nazionale, sia... scomparsa.
Chissà perché...
Parlando di migranti, c'è un articolo del New York Times che riprende degli studi scientifici "buonisti" fatti da professoroni dell'establishment in Svezia,
nazione che, paradossalmente, è quella che Trump vorrebbe travolta da orde di immigrati che mettono a ferro e fuoco le città.
Il governo svedese nega, ma... chi sono loro per andare contro uno che è stato eletto, no?
Il punto... è questo, ed è interessantissimo.
Secondo questo studio condotto da due sociologi dell'università di Stoccolma, c'è una correlazione molto forte tra
il supporto a partiti che fanno della demonizzazione del diverso il loro punto forte,
che, ovviamente, vengono supportati perché quelle idee sul diverso esistono, perché uno vota chi gli dice cose familiari, che lo convincono,
e abitare in zone che non siano né troppo lontane né troppo vicine da aree interessate dal fenomeno migratorio.
La spiego meglio, se volete vi lascio l'articolo originale e anche la traduzione nella descrizione.
Statisticamente funziona così: chi è più ostile all'immigrazione in genere (parliamo di quartieri, così è più facile),
non è chi vive in diretto contatto con gli immigrati, nelle periferie, e quindi ha a che fare con persone diverse da sé tutti i giorni,
ed è costretto a interagirci, parlarci, a rapportarsi a loro finendo per conoscere questi individui come individui,
ma chi vive nei quartieri o nelle zone limitrofe a basso livello di diversità e quindi ha un'idea molto più rarefatta e idealizzata di quello che il migrante
possa essere, come possa comportarsi, cosa possa volere, cosa possa rappresentare.
Secondo i sociologi Jens Rydgren e Patrick Ruth, che poi si rifanno ad altri studi come quelli su un famoso concetto che si chiama "effetto alone"
cioè il pregiudizio che, appunto, ci formiamo sulle persone in base a una o due caratteristiche massimo, e applicandolo poi a tutti i soggetti,
tipo "i neri sono aggressivi", "gli italiani si lavano poco" e "le donne dell'est stanno sempre in minigonna".
Questo "effetto vicinanza" chiamiamolo così, si svilupperebbe per due ragioni.
La prima è appunto che l'unico modo per indebolire gli stereotipi è avere a che fare con certe realtà.
È quello che ho sempre risposto a chiunque mi abbia detto che il gay pride è una vergogna.
Siete mai andati al gay pride? Lo sapete che non è come "Il Giornale" e "Libero" lo definiscono?
La seconda invece metterebbe le radici nella paura.
Normalmente gli immigrati -sempre, storicamente proprio, valeva anche per gli italiani e gli irlandesi negli Stati Uniti-
finiscono a vivere nei quartieri abitati dalla working class, la classe operaia, o la fascia bassa della classe media.
Della gente comune insomma, come me e come tanti di noi.
Ad essere più ostile sarebbe spesso la classe media alta invece, che ha qualcosa in più...
specie le persone più "grandette" perché i giovani tendono a essere più tolleranti di base,
proprio perché si sentirebbe minacciata dalla possibilità che queste nuove persone gli portino via qualcosa.
Ora... come al solito uno studio non fa primavera e tenete comunque presente una cosa:
la situazione descritta non è "i ricchi sono intolleranti, i poveri no", basta farsi un giro in città e rendersi conto che non è necessariamente così,
anche lo studio lo afferma.
Su rivelazioni fatte in Inghilterra e Galles, ad esempio, si è calcolato che,
mentre nelle aree quasi totalmente abitate da bianchi, il 90% delle persone è ostile all'immigrazione,
nei luoghi dove le minoranze aumentano, si abbassano anche le ostilità... ma non troppo, arriviamo a circa un 70%.
La convivenza con gli altri non è mai facile, a prescindere, e le ragioni per le quali qualcuno può avere certe idee,
possono essere moltissime, è difficile tenerne conto in uno studio... ma è comunque uno studio interessante che mi sembrava il caso di citare.
E questo è tutto per oggi, grazie per aver guardato gentaglia.
Skippo anche oggi alfieri e regine, mi perdonerete, perché devo ritagliarmi il tempo per dire una cosa.
È vero, è da un po' che ignoro alcuni fatti della politica italiana, me l'avete fatto notare in tanti.
Non lo faccio per chissà quale complotto, lo faccio perché non ci vedo niente di nuovo che valga la pena di essere discusso qui.
Le ipocrisie dei partiti, da alcuni parlamentari del PD che salvano Minzolini dopo aver fatto i coglioni ad acqua per anni sull'onestà e balle varie,
a Grillo che si dice non responsabile dei contenuti del blog che porta sopra il suo nome,
per poi scomunicare dopo pochi giorni una candidata democraticamente eletta sulle sue piattaforme a votazioni ultimate.
Ancora le beghe del centro-destra sul "torna Berlusconi o non torna Berlusconi, facciamo l'alleanza o non facciamo l'alleanza".
È tutta una replica: il PD è attraversato da luci e ombre, il Movimento è ipocrita e la Destra è allo sbando.
Ok... puntata già vista. Quando succederanno cose davvero importanti per il paese, mi appassioneranno di nuovo,
e se mi appassionerò ne parlerò senz'altro.
Fate i bravi, e ci vediamo domani.